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Neanche Rosà è immune alla Tares

Uno dei tanti argomenti delicati e che in quest’ultimo periodo si fa più sentire è proprio ciò che riguarda la Tares, ovvero un’imposta basata sulla superficie dell’immobile riguardante, il numero dei residenti, la produzione media dei rifiuti e che mette in campo dal 1° gennaio 2013, con la sua entrata in vigore, tutti i parametri con l’obiettivo di raggiungere la copertura economica di raccolta dei rifiuti dei corrispettivi comuni e il loro smaltimento.
La Tares rispetterà due nuovi parametri che va a toccare le tasche dei cittadini: essa deve coprire in maniera totale il costo del servizio conseguito dai comuni e per di più dovrà finanziare i servizi forniti dall’ente locale che riguardano la manutenzione delle strade, l’illuminazione locale, le aree verdi, la polizia locale. E infine, le risorse richieste per coprire quanto sopra elencato si ricavano dall’aumento di 0,30 centesimi per ogni metro quadro di superficie imponibile.
E’ una vera batosta per tutti i cittadini, in questo caso rosatesi, che invece di venire compensati del loro impegno nell’attenta raccolta differenziata, ciò che ricevono è solo un aumento dell’imposta.
Forse ed è molto probabile, c’è qualcosa nel sistema che non funziona in modo corretto e trasparente; poiché basti tenere in considerazione che gli imballaggi prodotti ogni anno in Italia costituiscono il 35-40% in peso e il 55-60% in volume della spazzatura. Per ogni imballaggio prodotto e inserito nel mercato, il produttore versa ai consorzi un contributo che dovrebbe essere trasferito ai comuni quando l’imballaggio, passando per la raccolta differenziata, viene riconsegnato ai consorzi. Perciò ciò che risulta da questi dati, sono cifre notevoli che dovrebbero coprire interamente i costi di raccolta e, se ben utilizzate, contribuirebbero a diminuire la bolletta dei cittadini; invece, quello che si verifica è che delle centinaia di milioni di euro all’anno incassati dal consorzio CONAI, che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi, solamente poco più di un terzo viene girato ai corrispettivi comuni e, per di più spesso quelle restanti “briciole” neppure entrano nelle casse comunali, poiché vengono impegnate per pagare le piattaforme private impegnate per la preselezione di tali flussi.
Perciò non si deve perdere tempo e cercare di apportare qualche modifica al regolamento Tares, poiché prendendo in considerazione alcune proposte potrebbero portare ingenti risorse economiche ai comuni e allo stesso tempo alleviare i cittadini dalla pressione fiscale.
E in cosa consistono tali proposte considerate dall’Associazione Comuni Virtuosi? Nella prima si sostiene che la compensazione dei costi della raccolta differenziata debba essere allineata a quella degli altri paesi europei (la compensazione italiana è la più bassa mettendola a confronto con quella dei paesi come Francia, Portogallo, Spagna e Paesi Bassi), debba provenire sia da una maggiore riduzione dei costi di struttura del sistema Conai, sia da un notevole aumento del Contributo Ambientale Conai che dovrebbe essere valutato in base alla effettiva riciclabilità degli imballaggi, penalizzando le frazioni perturbatrici del riciclaggio e favorendo gli imballaggi totalmente riciclabili a basso costi ambientali, energetici ed economici.
Una seconda proposta consiste nell’effettuare delle verifiche sulla qualità dei materiali da parte di un soggetto terzo, capace di garantire le parti, ovvero i Comuni e i Consorzi; si chiede, poi, di triplicare l’entità dei contributi CONAI attraverso una progressiva riduzione dei costi operativi e di struttura del sistema CONAI.
Altra indicazione consiste nell’estendere e riconoscere ai comuni i contributi per tutti i materiali plastici effettivamente riciclabili, partendo da oggetti che i cittadini “per errore” conferiscono con gli imballaggi di plastica; infine, eliminare qualsiasi voce di spesa del CONAI destinato all’incenerimento, destinando invece i contributi a sostegno di cicli chiusi di recupero della materia, dando particolare attenzione alle frazioni plastiche residue.
Perciò non è tempo di valutare, ma è tempo di agire, non si tratta da che parte politica sono state avanzate tali suggerimenti, ma è necessario concretizzare almeno alcune di tali proposte per il bene dei cittadini, dando una piccola tregua alle famiglie rosatesi e alle imprese locali.

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