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Autodeterminazione di chi...?

E’ una situazione quella di oggi, in cui viviamo, dove ogni giorno si sente parlare di disoccupazione, di famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, di persone che si tolgono la vita dopo aver negato loro la dignità, di un futuro visto dai giovani come sempre più insicuro, così molti di loro provano ad andare all’estero e intanto l’Italia perde i suoi talenti e si impoverisce ulteriormente, ma questa è una perdita culturale e non più solo economica.
Ci sono molti problemi a cui si deve dare risposte immediate, poiché la situazione non è affatto da sottovalutare, anzi è allarmante.
Ma per la Lega ci sono ben altre cose di cui occuparsi e come hanno espressamente dichiarato nell’ultimo consiglio comunale di Rosà, avvenutosi il 28 giugno 2013, attraverso la presentazione di una mozione riguardante: il diritto della comunità e del popolo veneto ad autodeterminarsi attraverso referendum.
Ogni tanto si sente riaffiorare la questione dell’indipendenza padana e sostenere dai leghisti il problema che “La via della secessione è dunque inibita dal nostro ordinamento, che non lascia nessun spazio all’aspirazione della indipendenza della Padania e al suo ‘riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana”(art. 1 dello Statuto della Lega Nord, 2002).
Ma è bene rapportare il principio di secessione, cioè di separazione di un gruppo da un’entità politica o sociale per costituirsi in un’entità statale autonoma, con il diritto internazionale. Per tale ordinamento la secessione non crea alcun problema finché non sono violate le condizioni di pace e sicurezza di un Paese; qualora si ricorra all’attività violenta per concretizzare l’autodeterminazione, alla repressione del governo legittimo e al coinvolgimento di altri stati minacciando la situazione dell’ordine pubblico, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha il compito di intervenire.
La secessione può anche avvenire in modo consensuale e quindi scaturire da un patto tra governo legittimo e secessionisti, come nel caso della Repubblica Ceca- Slovacchia, ma nel nostro caso non è possibile poiché come recita l’art. 5 della nostra Costituzione “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.”
Tuttavia se la secessione è assistita dal diritto dell’autodeterminazione, la situazione giuridica cambia: in questo caso non è favorito il governo legittimo dal diritto internazionale, ma il popolo, che titolare del diritto di autodeterminazione, vuole costituirsi in  uno stato indipendente e lo stato che reprime tale diritto compie un illecito internazionale. Ma questo principio può essere invocato con due fondamentali condizioni: il soggetto che aspira all’autodeterminazione deve essere effettivamente un popolo e il governo al potere deve essere un governo che discrimina il popolo quanto a razza, credo. E questo non mi pare proprio il caso che si addice alla Padania: non esiste un popolo padano distinto dal popolo italiano e tanto meno si vive in un Paese soggetto a discriminazioni, tipiche nei regimi dittatoriali o coloniali.
Perciò, come recita l’art. 27 del Patto delle Nazioni sui diritti civili e politici del 1966, “La Padania non è quindi un popolo. Esistono nella Padania, nella configurazione delle regioni indicate nello statuto della Lega (art. 2), delle minoranze. Ma queste, a differenza dei popoli, non hanno diritto all’autodeterminazione e trovano il soddisfacimento delle loro aspirazioni nei relativi strumenti internazionali di tutela ratificati dall’Italia”.
Ed è inutile e alquanto patetico continuare a perdere tempo ed energie per una proposta simile, ma sembra che la cosa non venga compresa, neanche da persone che occupano cariche rilevanti come Mara Bizzotto, europarlamentare, e si ostina ad avanzare la medesima mozione che, ovviamente, il presidente della Commissione europea Barroso ha respinto.
Nel nostro Paese la Lega Nord è da venti anni che è al Governo e l’unica riforma memorabile di cui i cittadini si ricordano è stata la famosissima Legge Porcellum, o come definita dal suo “illustre” ideatore grigio-verde( Roberto Calderoli) Legge Porcata.
La gente è stanca delle arrugginite proposte che di tanto in tanto vengono rispolverate e dai continui tira e molla tra l’attuale Popolo della Libertà e Lega Nord.
Quest’ultima, nel 1994, è entrata a far parte del Governo con presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; i ministri leghisti in carica in tale legislatura sono cinque: Roberto Maroni all'Interno nonché Vicepresidente del Consiglio ; Giancarlo Pagliarini al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica ; Vito Gnutti all'Industria, Commercio e Artigianato; Domenico Comino al Coordinamento delle politiche dell'Unione Europea ; Francesco Speroni alle Riforme istituzionali e come Presidente della Camera Irene Pivetti.
Questo governo dura pochi mesi: fra il 21 e il 22 dicembre in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo.
Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni e invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il tradimento .
Nel 2001 la Lega ritorna al governo sempre con la solita coppia vincente: Berlusconi e Bossi. Quest’ultimo viene nominato Ministro delle Riforme istituzionali e devoluzione, mentre Roberto Castelli Ministro della Giustizia, a Roberto Maroni si assegna il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e gli uffici di presidenza delle assemblee legislative sono assegnati a Roberto Calderoli , che viene eletto, tra l’altro, vicepresidente del Senato . E la legislatura, questa volta, dura per cinque anni.
Nel 2006 vince la sinistra di Prodi e la Lega va all’opposizione, ma passano solo 2 anni e la Lega Nord nel 2008 torna al Governo con l’immancabile Berlusconi. Ma tra i ministri non vi è aria di novità ma quella stagnante di sempre:  Umberto Bossi alle Riforme per il Federalismo , Roberto Calderoli alla Semplificazione Normativa , Roberto Maroni all' Interno e Luca Zaia all' Agricoltura ; sono sottosegretari: Maurizio Balocchi alla Semplificazione Normativa , Michelino Davico all' Interno , Roberto Castelli alle Infrastrutture e Trasporti, Francesca Martini alla Salute e Rosy Mauro vicepresidente del Senato. E pure qui il governo resta in carica quasi cinque anni, fino all’autunno 2011!
Undici anni di legislatura sono “pochi” per fare una legge e della secessione dolce al federalismo fiscale neanche l’ombra; a proposito di federalismo fiscale: la cosa comica per non dire patetica è che l’unica tassa federalista, l’imposta comunale sugli immobili, chi l’ha tolta? L’ultimo governo Berlusconi e l’ex onorevole Manuela Lanzarin, che magari avrà votato pure a favore; e a quali conclusioni siamo arrivati? Oggi ci ritroviamo a pagare l’IMU, l’imposta municipale unica, ma con la differenza che ai comuni vengono lasciate le briciole.
Suvvia, mettiamo da parte tali improponibili e irrealizzabili proposte e diamo invece una risposta concreta ai problemi che stanno piegando il popolo italiano. Questo lo si può fare con il dialogo e l’apertura verso proposte che non solo vengono esposte dalla Lega Nord, ma anche dalle opposizioni. L’atteggiamento chiuso e ostile dovuto al fatto che le soluzioni sono state espresse dall’opposizione e non per altro non è affatto producente, se non intelligente.
I cittadini, in questo caso di Rosà, vogliono risposte ai problemi che li coinvolgono, poiché le priorità ora sono ben altre e allora che venga messo da parte quella sorta di spot propagandistico, quale è la mozione per il diritto di autodeterminazione, messo in scena nuovamente dalla Lega Nord.

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