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Incontro con Sergio Los

Nella serata del 14 novembre il tema da cui si sono fatti partire una serie di pensieri, idee, discussioni, condivisioni e dubbi, è stato la “Comunità consapevole”.


Sergio Los, architetto e presentatore della serata, prima di incominciare a presentare l’introduzione, ha espresso in maniera chiara che ciò a cui tiene molto è il dare lo spazio ai presenti nell’esprimere la propria visione e, che quindi non  vi sia una “lezione “ frontale e passiva, ma ci sia una partecipazione attiva, fatta di domande e osservazioni.


Egli sostiene che ognuno di noi vive nelle proprie attività politiche e che queste sono all’interno di una democrazia aggregativa, ossia quella che consente al popolo di esprimere una preferenza. Le preferenze dello stesso tipo, poi, si aggregano e chi ne ha accumulato il numero maggiore, sale al governo.


Tuttavia, da quasi trenta anni c’è stata una strana convergenza della democrazia aggregativa con quella deliberativa; quest’ultima si basa sul proceduralismo, ovvero gli individui stabiliscono le finalità e le modalità per raggiungere a queste, rispettando delle procedure.


Secondo Sergio Los, in Italia non vi è democrazia deliberativa, poiché esse presuppone un forte capitale sociale, che nel nostro paese pur essendo presente non è potenziato.


Vi sono due ragioni per cui l’Italia ha molto capitale sociale: la prima è che abbiamo alle spalle una lunga tradizione civica e la seconda riprende la teoria sostenuta dal sociologo tedesco Max Weber, nella quale l’Europa era divisa in due fazioni, l’Europa della controriforma e l’Europa della Riforma protestante.


Un grosso problema per Los è che noi siamo colonizzati dalla modernità e abbiamo il timore di non essere sufficientemente avanzati; ed ecco che allora cerchiamo in tutti i modi di rincorrere valori e modelli che sono proposti da altri paese, come l’Inghilterra, Stati Uniti, Germania.


E così ci si allontana sempre più da quello che invece è realmente l’Italia: un paese composto da città e da persone. L’immagine delle città come luogo di discussione e condivisione si affievolisce e la maggior parte dei politici non fa nulla per incoraggiarla, ma stanno piuttosto a consumare tutte le energie per la ricerca di una strategia efficace a sconfiggere l’opposizione. Nella democrazia rappresentativa la nascita dei partiti ha comportato un vero disastro, poiché essi nascono dall’antagonismo e non propensi all’argomentazione e al trovare una soluzione comune. L’antagonismo è la negazione della discussione, che invece è sollecitata dalla democrazia deliberativa.


Inoltre per Sergio Los, la discussione presuppone una condivisione di linguaggio, non solo verbale ma anche quello delle figure: la città e l’architettura esprimono dei contenuti. E spesso non sono gli esperti a capire ciò che le figure esprimono, ma sono le persone che ci vivono, che sono sempre a contatto.


Ecco perché è importante secondo Los, concepire le città come punti di incontro, di condivisione, luoghi di discussione, in cui si trovano soluzioni  insieme; riprendere le attività locali per ritrovare in esse uno stato di felicità, per avere un controllo diretto e per vivere senz’altro in modo più sano e più genuino. Contrastando così, allo stesso tempo, le direttive tipiche della società industrializzata: competizione sfrenata, individualismo, profitto individuale, corsa inarrestabile verso un modello che è proposto dall’esterno.


Ci sono momenti che ci chiediamo cosa ci farebbe più felici, focalizzando l’attenzione su cose molto lontane, spesso irraggiungibili o in altri casi, una volta conquistate, non ci bastano.


Ma, forse non dovremo guardare più vicino?


Valentina Liviero - Movimento 5 Stelle Rosà

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