Non vogliamo assolutamente rovinare questo momento di festa per la nostra comunità ma riteniamo necessario fare una riflessione con voi che servirà a motivare la nostra dichiarazione di voto.
Si parla tanto della disaffezione dei cittadini alla politica vista ormai come una attività dove “altri” prendono decisioni in funzione di interessi spesso poco chiari.
Siamo convinti che l’unico modo per riportare i cittadini alla Politica (la P maiuscola non è casuale) stia in una grande operazione culturale che faccia prendere coscienza gli italiani del fatto che devono uscire da uno stato di sudditanza demotivante e rassegnata per passare ad un maturo ruolo di cittadino che riprende in mano il suo futuro grazie alla democrazia diretta intesa come insieme di strumenti per interagire con l’amministrazione pubblica.
Per fare questo bisogna cominciare a parlare di convivenza civile e di partecipazione sociale.
E’ evidente la necessità di imparare a dialogare.
Vivere con altri che la pensano come noi o in modo differente è qualcosa che si impara, che richiede un apprendimento, una pratica, e proprio questo spesso si dimentica.
Saper ascoltare, saper dare la parola, saper vincere, saper perdere, saper perdonare, saper rispettare quelli che sono uguali a noi e quelli che non sono tanto uguali, oltre che naturalmente rispettare noi stessi, saper accettare i motivi, le attitudini, gli obiettivi e i sentimenti degli altri, saper condividere mete, sono tutti passi sulla via dell’imparare a convivere, a vivere con altri, che è la questione centrale in un’educazione alla vita civica in una società democratica.
Questo panorama mette in evidenza la necessità di adottare una educazione alla vita civica a tutti i livelli, della quale l’educazione alla partecipazione è il nucleo centrale, dato che la democrazia è direttamente legata alla partecipazione.
Ci si può chiedere: che cosa significa partecipare?
Partecipare, secondo la definizione del dizionario, consiste nell’“aver parte in una cosa o toccargli un po’ di essa”.
Etimologicamente ha un riferimento al latino participare: un significato attivo del verbo - “prendere parte” - e un significato causativo - “far prendere parte” - che completerebbe l’azione di dare con quella di ricevere nella partecipazione.
Si disegna così un’altra accezione che è quella di “far parte, dare notizia, comunicare”.
Si deve far notare che la nozione di comune è implicita nei due significati fondamentali della partecipazione: il risultato della partecipazione è, in definitiva, “avere qualcosa in comune”.
Se ciò che chiamiamo comunità sorge dall’unione di quelli che hanno qualcosa in comune, la partecipazione risulta essere una dimensione inseparabile della comunità.
Ecco perché quando siamo stati chiamati in commissione e ci è stato chiesto di fare dei nomi per l’assegnazione di questo premio non ne abbiamo fatti. Siamo convinti che proprio in nome di quel cambiamento culturale a cui auspichiamo uno dei suoi principali promotori debba essere il comune con tutte le sue iniziative e regolamenti. Apprezziamo l’apertura del Sindaco che si è impegnato per il prossimo anno a rivedere il regolamento per l’assegnazione del premio “Città di Rosà” cercando di trovare la formula giusta per permettere ai cittadini/associazioni di proporre le candidature al premio.
Concludiamo, vista la festa del nostro patrono San Antonio Abate, citando un detto popolare nel quale si invoca il santo che dice “sant'Antonio pieno di virtù fammi trovare quel che ho perso”....
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